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Sommario


i mé

La mia gente mi sta dentro come le piante, l'erba verde, le colline, il sole rosso al tramonto
Il primo pannello è dedicato alle origini familiari, al mondo degli affetti, alle sue passioni, alla sua concezione della vita e della morte. Lo sfondo è il bricco di S. Michele, la vigna di famiglia, in cui Lajolo amava recarsi tutti i giorni, quando era a Vinchio, per un dialogo sentimentale con il padre morto. Nei ritratti familiari si riconoscono i genitori e due fratelli contadini, gli zii salesiani, il fratello maggiore ufficiale della Guardia di Finanza, quasi che nel microcosmo della famiglia fossero presenti gli elementi dell'intera società. La foto centrale è quella con la moglie, con una dedica del 1937 che racchiude il senso della loro unione "Alla mia Rosetta, perché sappia sempre capirmi e volermi bene; un bene vero e grande, infinito". Ai lati la figlia Laurana fiera di essere al fianco del padre e la nipote Valentina, protetta dal nonno "dalle mani sempre calde". La città più amata fu Milano "respirata di giorno e di notte", in cui Lajolo attuò il suo impegno politico attraverso il mestiere di giornalista. Poi la passione per i libri: una vita con i libri e a scrivere libri. Infine le ultime foto, quando la vita e la morte, entrambe eterne, si incontrarono.
il partigiano
dopo i mesi neri dell'attesa, dopo i giorni della liberazione, questa terra era nostra davvero, perché l'avevamo amata fino allo spasimo
Il secondo pannello traccia la lunga esperienza di guerra: prima in Spagna, Jugoslavia, Grecia e Albania, poi sulle colline natie a riscattare il passato fascista e a liberare la sua terra dall'invasione nazista, diventando il comandante partigiano Ulisse. Lo sfondo sono ancora vigne, quella dell'inverno della guerra e quella della primavera della Liberazione. Il ritratto da partigiano è centrale a segnalare l'importanza della Resistenza per la vita di Lajolo: una svolta epocale per il Paese e una scelta drammatica, ma ineluttabile di vita. Vi sono poesie inedite, scritte da Lajolo in quegli anni e il racconto del nascondiglio in una tana di tufo, durante il ratrellamento del 2 dicembre 1944, è reso con un disegno di parole. Il giaccone su una panca rimanda alla divisa partigiana.
il giornalista
passo le notizie per il giornale di domani, è come se potessi sgranare il mondo con le dita
Il terzo pannello è la vita del giornale e della militanza politica: una vita febbrile vissuta al centro del mondo, tra le notizie di prima mano, la consuetudine con gli intellettuali e l'abbraccio degli operai in una scelta di politica "pulita", dalla parte della gente. Il viaggio in Cina, nel 1956 in occasione del Congresso del Partito Comunista Cinese, è un importante momento di esperienza umana del lontano Oriente e di maturazione politica a confronto con la politica dei cento fiori di Mao. Lo sfondo è la corale fotografia della tipografia del quotidiano L'Unità di Milano nel 1955, redattori e tipografi stretti intorno a Ulisse, il loro direttore. Le foto con i protagonisti del film Ladri di biciclette, con il giornalista e attore Raf Vallone, con i partecipanti al Congresso mondiale della pace di Parigi evocano gli incontri con personalità del mondo dell'arte, del cinema, della letteratura, del teatro, che frequentavano abitualmente la redazione de L'Unità negli anni cinquanta. Le presenze di Togliatti, con l'autografo in inchiostro verde, e l'abbraccio di Terracini riportano ai capi politici per lui significativi. Gli incontri con Mao Tse Tung e con Ciu En Lai rimasero indelebili, come l'amore per la Cina contadina. Il bancone di tipografia rende visibile il luogo di lavoro di tante notti passate a impaginare il giornale in tipografia.
il nido
Vinchio è il mio nido, vi sono nato
nel tempo del grano biondo
 
Il quarto pannello è il ritratto sullo sfondo di Vinchio e la frase Vinchio è il mio nido, è la più bella dedica che ha fatto al suo paese, trasposto letterariamente in luogo mitico. La fotografia gli fu scattata dall'editore Giancarlo Palazzi all'età di cinquant'anni e divenne il retro di copertina del libro Come e perché. Cinquant'anni sono un'età di bilanci e Lajolo il suo lo fece in un racconto, appunto intitolato Sul bricco dei cinquant'anni, pubblicato ne I mé.
il deputato
nell'aula di Montecitorio si fa storia di parole
Il quinto pannello è dedicato alla sua attività parlamentare dal 1958 al 1972 e alle sue molte frequentazioni di politici, uomini di cinema e di teatro, scrittori, artisti. Lajolo, eletto nelle liste del PCI, fu Deputato Questore della Camera, membro della Commissione di vigilanza sulla Rai TV, istituì con il Presidente della Camera Sandro Pertini una Commissione per l'acquisto di opere d'arte per il Palazzo di Montecitorio, propose una legge per il cinema e il teatro, si occupò di questioni operaie e del fondo di solidarietà nazionale per le campagne contro le calamità atmosferiche. La visita ufficiale per il disastro del Vajont (1963), in mezzo al fango, che aveva preso il posto dei paesi sommersi, lo commosse profondamente. Le foto con i Presidenti della Repubblica sono indicative di molti altri uomini politici, di diversa parte politica, che diventarono suoi amici. Il rapporto con Giorgio Amendola fu politico e personale. Rimase affascinato da Valentina Tereskova, la prima astronauta donna. Le lettere inedite di Pertini, Francesco Rosi, Giorgio Bocca, Michelangelo Antonioni, Franco Ferrarotti, Pier Paolo Pasolini sono state scelte tra le quattrocento lettere di personalità conservate nell'archivio Lajolo.
lo scrittore
ho faticato con la fantasia sin da bambino, costruito castelli e non tutti in aria, perché li ho costruiti con la terra fertile della mia campagna
Il sesto pannello ha come scenario la sua libreria e rappresenta l'attività di scrittore, ricordando gli autori a lui più cari: Pavese, in primo luogo, e Fenoglio. Il piano della sua scrivania, affollato di fogli, libri, giornali con la grossa stilografica Montblanc, dà il senso del suo modo di appropriarsi, attraverso la lettura, dell'animo dei suoi amici scrittori. Con quella grafia, inconfondibile e indecifrabile, ha tracciato tutte le pagine dei suoi libri e poi ha corretto e ricorretto il dattiloscritto ricopiato. Lajolo amava molto i pittori, attraverso le loro opere conosceva altre forme di poesia e di sentimenti, ebbe molti amici tra loro e alcuni gli fecero ritratti, come Floriano Bodini che volle scolpire un busto, ora collocato a Vinchio. In questa sezione compaiono lettere inedite: di Ungaretti, Malaparte, Bobbio, Guttuso, Luigi Barzini jr., Bernardo Bertolucci, Calvino, Marisa Fenoglio. La più significativa è certamente l'ultima lettera di Cesare Pavese a Lajolo, esposta per la prima volta. Nel pannello è ricordata una seconda importante esperienza giornalistica di Lajolo, quella alla direzione di Giorni-Vie Nuove. Il settimanale svolse un'azione molto significativa, pubblicando nel 1974-1975 le rivelazioni dei protagonisti della primavera di Praga, Dubcek e Smrkovsky sui retroscena dell'occupazione sovietica della Cecoslovacchia. Nonostante l'iniziativa giornalistica gli avesse procurato difficoltà politiche all'interno del suo partito, Lajolo condusse con determinazione, fino alla fine, la sua battaglia per un socialismo dal volto umano, liberato da burocrazia e rigida ideologia.

Stele di Nazario
Il 17 luglio 2005 è stato inaugurata nella sede del Museo una stele di Gaudenzio NAZARIO A DAVIDE LAJOLO
"DIFENSORE DI POESIA E PANE"

Genesi dell’opera
Di Gaudenzio Nazario
Quest’opera nasce da una visita al Museo di Vinchio dedicato allo scrittore e più propriamente nasce da un’assenza. Dopo aver ammirato i molteplici cimeli e documenti esposti (scelti con perizia dalla figlia Laurana), che testimoniano le varie attività dello scrittore, sono stato colpito dalla “cassettiera tipografica”, progenitrice della Linotype, di cui Davide Lajolo conosceva bene il potere di fondere -i pensieri- in piombo. Ma la cassettiera era vuota, i caratteri, elementi ben noti ad un prestigioso direttore di un grande giornale, quale fu Ulisse, mancavano. Probabilmente la mia reazione è stata anche conseguente alla lunga frequentazione dell’opera di Jorge Luis Borges, della sua Biblioteca e della scrittura, sta di fatto che è nato in me il desiderio di colmare questa lacuna in modo fantastico. Dopo una serie di ipotesi, che proponevano soluzioni basate sui “piombi”, ho optato, nella scelta dell’elemento connotativo, sui caratteri mobili in legno, ultimo baluardo tecnologico, che ha contrastato, per ragioni dimensionali (stampa di manifesti), l’invasione informatica nell’editoria. Il pensiero è quindi tornato a Ulisse, ai “Manifesti” della sua Fede politica, ai suoi collaboratori, ai suoi tipografi, alle centinaia di migliaia di parole lette, proposte e scritte. Ho pensato ai suoi incisivi interventi in difesa dei diritti dei lavoratori, alla promozione culturale che ha fatto con il suo giornale, e pensando di essere nel giusto son passato alla realizzazione. Ne è nata un’opera verticale, affollata di grandi caratteri, come grande era il carattere di Ulisse, ma nel contempo è sorto, per il gioco del -work in progress-, un monumento emblematico che richiama una categoria di lavoratori, scomparsa alla fine del secolo scorso. E’ una categoria che si era formata al tempo di Gutenberg e che ha diffuso la cultura nel mondo per mezzo millennio, una categoria che sapeva ben comprendere i pensieri, pur componendoli alla rovescia.
Per evitare che le mie fantasie creative rimangano tali, cioè non radicate su una realtà obiettiva, è mia prassi effettuare della verifiche concrete, così, con molta fortuna, ho rintracciato un’editoriale a firma Ulisse apparso sull’Unità del 23 dicembre 1945. Ecco uno stralcio dell’articolo “La maschera della verità” in cui si parla di tipografi: “Quindi la libertà di stampa è solo quella che essi proclamano, cioè libertà per coloro che l’hanno tolta fino a ieri a tutti gli italiani: ai fascisti; libertà ai trusts giornalistici di organizzarsi, di fare e disfare non tenendo conto di quello che possono volere i lavoratori, tipografi in ispecie, i quali ledono la libertà di stampa quando si rifiutano di stampare giornali politicamente pornografici, anche se è proprio questa l’unica arma di difesa degli operai che hanno combattuto ieri e soffrono oggi le conseguenze di quelle idee e di quelle pornografie. Gli operai, tipografi in ispecie, debbono ridiventare degli strumenti nelle mani dei padroni e filare, se no c’è il licenziamento, perché il capitale può togliere quando vuole il lavoro e il pane.”
Con questo pensiero di grande attualità, sulla difesa della Libertà, desidero chiudere l’omaggio a quest’Uomo che per primo mi ha condotto sulla retta via dell’Arte, suggerendomi le letture dei “paesaggi” poetici e spirituali del suo amico Cesare Pavese.

Gaudenzio NAZARIO si autodefinisce Designer di Poesia, mentre altri lo considerano Architetto del Pensiero. Sono entrambe valutazioni che sottintendono idee di progetto, che hanno però come assunto pure fantasie. Le sue opere, siano grafiche o installazioni, non possono essere che utopistiche realizzazioni: strutture fantasiose di fantasie. Non potrebbero essere altrimenti, considerando che le fonti ispirative sono state il Mito di Cesare Pavese, gli Abissi di Fernando Pessoa, le Ombre di Giordano Bruno, le Rose di Omar Khayyám, la Critica Musicale di Massimo Mila, le Testimonianze “Bibliche” di Primo Levi, le Sensazioni di Étienne Bonnot de Condillac, la Biblioteca di Jorge Luis Borges, le Montagne di Vittorio Foa e per ultimo, ma non tale, le lezioni sulla Libertà di Davide Lajolo. Ed è quest’ultimo che in occasione della mostra parigina su Cesare Pavese scrisse nella presentazione, con un’intuizione quasi divinatoria, il destino artistico di questo autore, individuando così il suo agire: “Hai perciò inteso nel giusto e nel vero Pavese, caro Nazario, quando con questa cartella di incisioni, dopo aver fatto come l’ape che sugge il nettare dai fiori hai fatto l’amore con le sue liriche”. Il volo pluridirezionale di Nazario è continuato per raccogliere nettare, amando le opere dei vari autori su cui si è posato. Il suo percorso è proseguito nel tempo come gli era stato correttamente preconizzato da Ulisse.
Created by monica
Last modified 2007-01-22 09:02
 

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