Con la luna nei boschi dei saraceni
Associazione culturale Davide Lajolo Comune di Vinchio
Ente Parchi Astigiani
Itinerari letterari di Davide Lajolo
CON LA LUNA NEI BOSCHI DEI SARACENI,
PASSEGGIATA NOTTURNA
Vinchio, sabato 18 luglio 2008, ore 21.00
Ente Parchi Astigiani
Itinerari letterari di Davide Lajolo
CON LA LUNA NEI BOSCHI DEI SARACENI,
PASSEGGIATA NOTTURNA
Vinchio, sabato 18 luglio 2008, ore 21.00
Partenza alle ore 21 dal parcheggio di Monte del Mare (Riserva Naturale Speciale della Val Sarmassa), via Cortiglione. Il percorso è indicato dagli Accoglipasseri (CSPS)
Lungo la strada di Serralunga si osservano gli affioramenti fossili delle colline sorte dal mare. Nel bosco di Fiorello, al lume delle torce, si vivono emozioni poetiche recitate da Emanuela Cavallo e Davide Bologna (Gruppo Le Griot). Si continua attraverso la Valletta della morte, dove la leggenda racconta che il Marchese di Aleramo vinse nel 935 i Saraceni arrivati dalla Provenza. In seguito gli arabi si integrarono con la popolazione e coltivarono la vite sul Bricco del Moro e in località Barbura, da dove derivò il nome Barbera.
Ore 23.00 Bricco di Monte del Mare l’attore Renzo Arato racconta Il volo di Galissia di Davide Lajolo (Cuore di terra, ed.Araba Fenice).
Alla fine spuntino di mezzanotte con le specialità della Pro loco di Vinchio e i vini della Cantina di Vinchio e Vaglio.
La partecipazione è gratuita. Si consiglia di portare una torcia e scarpe comode
Galissia è un personaggio ammirato e temuto in paese, perché possiede strani poteri: comanda i venti, comunica con i fulmini e con i violenti temporali estivi portatori di grandine, ama la compagnia delle crivere, uccelli rapaci, e si muove sempre con un pavone appollaiato sulla spalla, sa leggere i messaggi della luna e spiegarli ai suoi compaesani, ecc.
Galissia “fa la fisica”, come si diceva un tempo nelle campagne, e questo suo essere un po’ stregone, un po’ predicatore, un po’ ciarlatano, lo colloca tra i più significativi “matti sani” che popolano la letteratura delle nostre terre.
Renzo Arato commenta: “Davide Lajolo, nel suo splendido racconto “Il volo di Galissia”, ne traccia un ritratto affettuoso e fulminante, pieno di pathos, fino al sorprendente, improvviso finale…Per me, l’occasione di aggiungere un altro piccolo diamante alla galleria di “diversi”, che mi affascina da sempre”.
RENZO ARATO, impegnato in teatro, televisione e cinema, privilegia i recital di poesie amando particolarmente Pavese, Lajolo e Fenoglio. Una delle sue interpretazioni più intense è stata quella di padre Massimiliano Kolbe, deportato ad Auschwitz, per la TV tedesca. Molti sono i suoi impegni all’estero con i Teatri dell’Opera di Praga, di Stoccarda, di Berna, con il Teatro d’Europa di Parigi. Ha ricevuto il Premio Lyceum come migliore attore straniero a Bon nel 2005.
E’ in procinto di girare un telefilm tedesco sui giorni della caduta del muro, in cui interpreterà il personaggio di un attore di Berlino Est, che non riesce a reagire al fallimento della sua ideologia e della sua vita.
LA LEGGENDA DEI SARACENI
L’evento “Con la luna nei boschi dei Saraceni” si svolge nei luoghi che, secondo la leggenda, furono scenario nel 935 della cacciata definitiva dei Saraceni dal Monferrato a opera del marchese Aleramo. I Saraceni, provenienti dalla Spagna, avevano raggiunto il Monferrato da Frassineto (l’attuale Saint Tropez), facendo scorrerie che impaurirono la popolazione, che li definivano i “Babau”, essendo arrivati dal Monte Babau della Provenza. Aggredivano anche i pellegrini sulla via Jacobea verso Santiago di Compostela che si fermavano per una tappa a Noche (luogo delle fontane) presso il Convento di San Giorgio. Gli abitanti si facevano proteggere dai Santi Pancrazio e Michele e dalla Beata Vergine delle Grazie, a cui avevano costruito delle pievi nella campagna.
Poi i Saraceni divennero stanziali lungo la sponda destra del torrente Tiglione e sulla cima della collina, che porta ancora il nome di “Bricco dei Saraceni” costruirono un possente Mastio. Si integrarono con la popolazione coltivando la vite e vendendo vino. Famoso era il Bricco del Moro e la località di Barbura, che, secondo la leggenda, diede il nome alla Barbera. Lasciarono anche tracce della loro presenza nel dialetto vinchiese e in qualche soprannome degli abitanti.
Si ringraziano Regione Piemonte, Fondazione CRT, Fondazione CRA.
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monica
Last modified 2009-07-02 11:00
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