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Comunicato stampa -27 giugno inaugurazione museo La casa di Nuto

Comune di Santo Stefano Belbo, Associazione culturale Davide Lajolo, Comunità Langa delle Valli, Atl Alba, Bra, Langhe Roero, Comune di Vinchio
Fondazione Cesare Pavese, Premio Grinzane Cavour

Con il contributo di Regione Piemonte, Fondazione CRT, Fondazione CRA, Fondazione CRC



CENTENARIO PAVESIANO (1908-2008) 

Venerdì 27 giugno, ore 18

S. Stefano Belbo

Itinerari di Cesare Pavese

Inaugurazione del museo “La casa di Nuto


Il 27 giugno alle ore 18 a S. Stefano Belbo viene inaugurato, a cura della Fondazione Cesare Pavese, il museo “La casa di Nuto” nei locali della falegnameria di Pinolo Scaglione, amico di sempre di Cesare Pavese, divenuto il personaggio di Nuto nel romanzo La luna e i falò, tutto ambientato nel paese natale dello scrittore.

Pinolo Scaglione stesso ha raccontato più volte come è venuto fuori il nome di Nuto: “Cesare mi diceva: quando arriva uno in una casa contadina si dice per accoglierlo: Benvenuto! Accorciando il nome tu sarai Nuto”.

Il museo, che si trova sulla strada provinciale tra S. Stefano e Canelli, propone le testimonianze autobiografiche di Nuto e brani letterari di Pavese come in una conversazione simbolica tra i due amici. 

All’inaugurazione la banda musicale di S. Stefano Belbo eseguirà le musiche composte da Pinolo Scaglione.  Infatti Pinolo Scaglione, costruttore di bigonce per tutta la valle Belbo, era anche suonatore di clarino sui balli a palchetto dei paesi. E Pavese gli ha dedicato il componimento Fumatori di carta, pubblicato nella sua prima raccolta di poesie Lavorare stanca.

La lunga frequentazione di Pinolo con Cesare inizia fin dai tempi dell’infanzia ed continua tutta la vita. Pinolo ha saputo capire i turbamenti dell’amico e ha alimentato la sua fantasia letteraria con i racconti dei luoghi e delle vicende contadine, che sono divenuti la trama e i personaggi del La luna e i falò.

Dopo la morte di Pavese Pinolo-Nuto ne ha alimentato la memoria narrando la sua amicizia con lo scrittore ai tanti ammiratori di Pavese che arrivavano alla sua falegnameria per conoscere meglio i luoghi del romanzo.

Il progetto del Museo è curato da Laurana Lajolo e Luciano Rosso.  

Il Museo occupa due locali. Nel locale del laboratorio viene ricollocata la falegnameria con gli attrezzi e la descrizione delle operazioni di lavoro lasciata dallo stesso Scaglione, con la  riproduzione dei rumori dei macchinari e dell’odore di trucioli descritti da Pavese. Qui trovano posto anche il bancone e i manufatti del fratello di Pinolo, Candido Scaglione, anche lui falegname e raffinato costruttore di violini, violoncelli e di tavolini intarsiati con le note di Bach.

Pannelli esplicativi segnano le tappe della vita di Pinolo e spiegano con le sue parole l’arte manuale di costruire bigonce.

Il laboratorio si affaccia su un giardinetto, dove sono collocati cinque pannelli con fotografie dei momenti principali della vita di Scaglione e una sua sagoma con in mano La luna e i falò, posta su una panchina, invita alla lettura.

Nel secondo locale, che Pinolo stesso aveva ordinato come un museo, vengono lasciati i mobili e gli oggetti così come li aveva disposti lui e viene inserito lo spazio della musica del Nuto suonatore di clarino e maestro della banda di S. Stefano: un’installazione di ballo a palchetto rievoca le feste di paese con i suoni di valzer e mazurche composti dallo stesso Scaglione.

I pannelli rievocano storie e atmosfere de La luna e i falò con i brani del romanzo e con la testimonianza di Pinolo-Nuto su come è nata l’ispirazione in Pavese di scrivere quel che è stato il suo ultimo libro.

L’esterno della falegnameria è allestito sulla base delle vecchie fotografie di quando il laboratorio era in funzione.

La realizzazione del Museo è stata resa possibile dai contributi delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Asti e Cassa di Risparmio di Cuneo.


Created by monica
Last modified 2008-06-11 01:52
 

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