E’ uscito il n. 18 di Culture
INDICE
Editoriale
Massimo Mongero La costituzione per noi Racconto fotografico
L’opinione
Francesco Ravinale Siano realisti: dialoghiamo
Riflessioni sulla Carta Costituzione
Mauro Forno Gli anni della Costituente
Aldo Tirone Le carte costituzionali nella storia
Remo Fornaca L’idea di scuola
Emanuele Bruzzone L’impegno di Leopoldo Elia
Riforme o travisamenti?
Emilio Giribaldi Costituzione senza confini
Aldo Mirate Autonomia della magistratura e equilibrio dei poteri
Dino Raiteri Modelli autoritari
Angioletta Ghidella Il diritto al lavoro
Mario Alfani La tutela della salute
Edoardo Angelino La demolizione della scuola pubblica
Michele Miravalle La spada della fiducia contro il coltello del tempo
Alessandro Berruti E’ la precarietà, bellezza!
Documenti
Biennale della democrazia
a cura di Michele Miravalle Giuseppe Vitello
Schede
Cittadinanza
Comunità
Diritti doveri
Fiducia
Fondata sul lavoro
Identità
Il riconoscimento
Laicità e fondamentalismi
Multiculturalismo
Nazione e nazionalismo
Partecipazione
Pluralismo
Sovranità
Stato di diritto
Editoriale
Abbiamo deciso di dedicare un numero monografico alla Costituzione e al dibattito sulle riforme istituzionali, perché, nel dibattito politico in corso, si sta mettendo mano praticamente e teoricamente a punti altamente sensibili della Carta, quindi ad elementi essenziali del nostro sistema istituzionale. Un dibattito molto importante per il nostro futuro democratico che va condotto in un clima di serietà, di dignità, di rispetto reciproco, senza discriminazioni e intolleranze.
L’opinione che apre la rivista è del vescovo Mons. Francesco Ravinale, una riflessione intensa che, riprendendo le tematiche del numero precedente della rivista, Democrazia meticcia, fa un significativo richiamo alla ricchezza della società multietnica e all’esigenza di dialogo basato sulle parole chiave di mitezza, fiducia, prudenza al fine di gestire adeguatamente la complessità dei processi migratori e dei cambiamenti sociali.
La prima parte, Riflessioni sulla Carta Costituzionale, si apre con la convincente ricostruzione storica di Mauro Forno degli anni dell’Assemblea Costituente, cioè dalla Resistenza alla leadership democristiana, quando i partiti di massa sono capaci di compromessi atti a coinvolgere la maggioranza della popolazione nella formazione del processo democratico. Quando nel ’47 De Gasperi, sostenuto dalle forze economiche e dal Vaticano, stabilisce il legame con gli Usa, i comunisti pragmaticamente ne prendono atto, mentre permane valido il patto antifascista per scrivere ed approvare la Costituzione, anche se i conflitti sociali si fanno più aspri nel clima di guerra fredda tra il blocco occidentale e il blocco sovietico.
Il giudice Aldo Tirone, conducendo un percorso storico-giuridico dalle monarchia assolute fino alla Costituzione, spiega con chiarezza i fondamenti giuridici della nostra democrazia. Sottolinea in particolare che la Carta è volutamente rigida per sottrarre la materia disciplinata della legge fondamentale dello Stato a future maggioranze politiche e per confermare i principi, che non possono essere abrogati o modificati con semplice legge ordinarie. Così come sono stati garantiti l’inviolabilità della Costituzione, la separazione dei poteri, l’autonomia della magistratura.
Il prof. Remo Fornaca, apprezzato studioso della storia della pedagogia e della scuola italiana, ricorda le qualificate personalità cattoliche, liberali e di cultura marxista che nell’Assemblea Costituente hanno lavorato insieme a prefigurare l’istituzione scolastica e gli ordinamenti universitari e analizza gli articoli che sostengono l’educazione, la cultura, l’istruzione, la scuola, la ricerca, l’arte, la scienza, la formazione dell’uomo e del cittadino. E’ su questa intelaiatura che si sono attuate poche e importanti riforme come l’istituzione della scuola media unica, degli asili nido e della scuola per l’infanzia, l’inserimento sociale e scolastico dei diversamente abili e degli immigrati, le 150 ore, la partecipazione alla gestione scolastica, lo stato giuridico degli insegnanti, la sperimentazione didattica.
Il sociologo Emanuele Buzzone ricorda la figura del costituzionalista Leopoldo Elia, amico di Giuseppe Dossetti e docente all’Università di Torino, che ha formato un gruppo di qualificati costituzionalisti. Elia fu anche parlamentare democristiano, presidente della Corte Costituzionale, ministro nel governo Ciampi, riuscendo a coniugare l’impegno di studio con l’impegno politico.
Nella seconda parte Riforme o travisamenti? il presidente del Comitato per la Costituzione, Emilio Giribaldi affronta con argomenti giuridici il tema della costituzione materiale sopranazionale e del raffronto in campo europeo delle norme costituzionali. Sottolinea come la nostra Costituzione sia cambiata e si evolva nella continuità del sistema costituzionale per rispondere alle esigenze della società, rimanendo però inalterata nei principi supremi.
L’avvocato Aldo Mirate, grazie anche all’esperienza maturata in sede parlamentare, affronta le questioni aperte dalla riforma della giustizia, partendo dalla considerazione che le ultime elezioni politiche hanno sancito l’egemonia di una cultura politica in larga parte alternativa rispetto a valori essenziali della Costituzione. Con i provvedimenti adottati di leggi ad personam e con le riforme annunciate si va ad alterare l’equilibrio dei poteri dello Stato fino a travolgere principi che costituiscono i nuclei forti del progetto costituzionale, ad esempio mettendo in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Dino Raiteri esprime la preoccupazione che la volontà di rendere rapida ed efficace l’opera del governo possa rappresentare il progetto di torsione autoritaria della nostra Costituzione e analizza come i modelli connotati dall’elemento libertà-efficienza siano diventati con il tempo strumenti per attuare cambiamenti in nome della governabilità anche con slittamenti verso forme autoritarie del potere.
Angioletta Ghidella, dal suo osservatorio sindacale, ribadisce, sulla base degli articoli della Costituzione, che il lavoro deve rappresentare il vero fondamento della nostra società, che, invece, in antitesi con i principi costituzionali, da troppi anni è considerato una variabile secondaria del nostro sistema economico. E la situazione si aggrava oggi quando la crisi economica rende ancora più pressanti i problemi dell’incertezza del posto di lavoro, della precarietà e della sicurezza sui posti di lavoro.
Edoardo Angelino denuncia che i tagli indiscriminati alla scuola, oltre che creare difficoltà evidenti ai processi di istruzione e di formazione, portano all’inevitabile demolizione della scuola pubblica, mettendo in seria crisi non solo il diritto allo studio, ma anche il futuro della società, poiché si viene a sottrarre alla scuola il compito di formare la futura classe dirigente.
Rimanendo nel campo scolastico Michele Miravalle dà conto dei laboratori fatti dall’Associazione Libera nelle scuole superiori e il confronto con gli studenti gli fa dire che è necessario che le generazione più esperte spieghino alle nuove il significato di parole quali lavoro, popolo, giustizia, libertà, contenuti nei 139 articoli, uscendo dalla dicotomia formale tra modifica e conservazione.
Alessandro Berruti definisce i giovani di oggi, sopraffatti dal precariato del lavoro e della vita, deboli e ricattabili perché senza diritti, una generazione perdente, che, sulla base delle risorse future, potrebbe entrare in conflitto con la generazione precedente. Una lotta tra padri e figli per un posto di lavoro.
Nella parte Documenti Michele Miravalle e Giuseppe Vitello hanno curato le schede elaborate dai gruppi di lavoro coordinati da Gustavo Zagrebelsky per Biennale Democrazia, (svoltasi a Torino 22 - 26 aprile in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio) su diversi percorsi tematici: il multiculturalismo, la fiducia come risorsa sociale ed economica, le sfide politiche, culturali ed economiche che le democrazie di oggi devono affrontare, il rapporto tra democrazia e verità, le emozioni, passioni, ragioni che fondano la nostra fiducia nella democrazia, la laicità e i fondamentalismi, la nazione e i nazionalismi, la partecipazione. Una documentazione preziosa per chi vuole leggere il dettato costituzionale alla luce dei problemi di oggi.
Editoriale
Massimo Mongero La costituzione per noi Racconto fotografico
L’opinione
Francesco Ravinale Siano realisti: dialoghiamo
Riflessioni sulla Carta Costituzione
Mauro Forno Gli anni della Costituente
Aldo Tirone Le carte costituzionali nella storia
Remo Fornaca L’idea di scuola
Emanuele Bruzzone L’impegno di Leopoldo Elia
Riforme o travisamenti?
Emilio Giribaldi Costituzione senza confini
Aldo Mirate Autonomia della magistratura e equilibrio dei poteri
Dino Raiteri Modelli autoritari
Angioletta Ghidella Il diritto al lavoro
Mario Alfani La tutela della salute
Edoardo Angelino La demolizione della scuola pubblica
Michele Miravalle La spada della fiducia contro il coltello del tempo
Alessandro Berruti E’ la precarietà, bellezza!
Documenti
Biennale della democrazia
a cura di Michele Miravalle Giuseppe Vitello
Schede
Cittadinanza
Comunità
Diritti doveri
Fiducia
Fondata sul lavoro
Identità
Il riconoscimento
Laicità e fondamentalismi
Multiculturalismo
Nazione e nazionalismo
Partecipazione
Pluralismo
Sovranità
Stato di diritto
Editoriale
Abbiamo deciso di dedicare un numero monografico alla Costituzione e al dibattito sulle riforme istituzionali, perché, nel dibattito politico in corso, si sta mettendo mano praticamente e teoricamente a punti altamente sensibili della Carta, quindi ad elementi essenziali del nostro sistema istituzionale. Un dibattito molto importante per il nostro futuro democratico che va condotto in un clima di serietà, di dignità, di rispetto reciproco, senza discriminazioni e intolleranze.
L’opinione che apre la rivista è del vescovo Mons. Francesco Ravinale, una riflessione intensa che, riprendendo le tematiche del numero precedente della rivista, Democrazia meticcia, fa un significativo richiamo alla ricchezza della società multietnica e all’esigenza di dialogo basato sulle parole chiave di mitezza, fiducia, prudenza al fine di gestire adeguatamente la complessità dei processi migratori e dei cambiamenti sociali.
La prima parte, Riflessioni sulla Carta Costituzionale, si apre con la convincente ricostruzione storica di Mauro Forno degli anni dell’Assemblea Costituente, cioè dalla Resistenza alla leadership democristiana, quando i partiti di massa sono capaci di compromessi atti a coinvolgere la maggioranza della popolazione nella formazione del processo democratico. Quando nel ’47 De Gasperi, sostenuto dalle forze economiche e dal Vaticano, stabilisce il legame con gli Usa, i comunisti pragmaticamente ne prendono atto, mentre permane valido il patto antifascista per scrivere ed approvare la Costituzione, anche se i conflitti sociali si fanno più aspri nel clima di guerra fredda tra il blocco occidentale e il blocco sovietico.
Il giudice Aldo Tirone, conducendo un percorso storico-giuridico dalle monarchia assolute fino alla Costituzione, spiega con chiarezza i fondamenti giuridici della nostra democrazia. Sottolinea in particolare che la Carta è volutamente rigida per sottrarre la materia disciplinata della legge fondamentale dello Stato a future maggioranze politiche e per confermare i principi, che non possono essere abrogati o modificati con semplice legge ordinarie. Così come sono stati garantiti l’inviolabilità della Costituzione, la separazione dei poteri, l’autonomia della magistratura.
Il prof. Remo Fornaca, apprezzato studioso della storia della pedagogia e della scuola italiana, ricorda le qualificate personalità cattoliche, liberali e di cultura marxista che nell’Assemblea Costituente hanno lavorato insieme a prefigurare l’istituzione scolastica e gli ordinamenti universitari e analizza gli articoli che sostengono l’educazione, la cultura, l’istruzione, la scuola, la ricerca, l’arte, la scienza, la formazione dell’uomo e del cittadino. E’ su questa intelaiatura che si sono attuate poche e importanti riforme come l’istituzione della scuola media unica, degli asili nido e della scuola per l’infanzia, l’inserimento sociale e scolastico dei diversamente abili e degli immigrati, le 150 ore, la partecipazione alla gestione scolastica, lo stato giuridico degli insegnanti, la sperimentazione didattica.
Il sociologo Emanuele Buzzone ricorda la figura del costituzionalista Leopoldo Elia, amico di Giuseppe Dossetti e docente all’Università di Torino, che ha formato un gruppo di qualificati costituzionalisti. Elia fu anche parlamentare democristiano, presidente della Corte Costituzionale, ministro nel governo Ciampi, riuscendo a coniugare l’impegno di studio con l’impegno politico.
Nella seconda parte Riforme o travisamenti? il presidente del Comitato per la Costituzione, Emilio Giribaldi affronta con argomenti giuridici il tema della costituzione materiale sopranazionale e del raffronto in campo europeo delle norme costituzionali. Sottolinea come la nostra Costituzione sia cambiata e si evolva nella continuità del sistema costituzionale per rispondere alle esigenze della società, rimanendo però inalterata nei principi supremi.
L’avvocato Aldo Mirate, grazie anche all’esperienza maturata in sede parlamentare, affronta le questioni aperte dalla riforma della giustizia, partendo dalla considerazione che le ultime elezioni politiche hanno sancito l’egemonia di una cultura politica in larga parte alternativa rispetto a valori essenziali della Costituzione. Con i provvedimenti adottati di leggi ad personam e con le riforme annunciate si va ad alterare l’equilibrio dei poteri dello Stato fino a travolgere principi che costituiscono i nuclei forti del progetto costituzionale, ad esempio mettendo in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Dino Raiteri esprime la preoccupazione che la volontà di rendere rapida ed efficace l’opera del governo possa rappresentare il progetto di torsione autoritaria della nostra Costituzione e analizza come i modelli connotati dall’elemento libertà-efficienza siano diventati con il tempo strumenti per attuare cambiamenti in nome della governabilità anche con slittamenti verso forme autoritarie del potere.
Angioletta Ghidella, dal suo osservatorio sindacale, ribadisce, sulla base degli articoli della Costituzione, che il lavoro deve rappresentare il vero fondamento della nostra società, che, invece, in antitesi con i principi costituzionali, da troppi anni è considerato una variabile secondaria del nostro sistema economico. E la situazione si aggrava oggi quando la crisi economica rende ancora più pressanti i problemi dell’incertezza del posto di lavoro, della precarietà e della sicurezza sui posti di lavoro.
Edoardo Angelino denuncia che i tagli indiscriminati alla scuola, oltre che creare difficoltà evidenti ai processi di istruzione e di formazione, portano all’inevitabile demolizione della scuola pubblica, mettendo in seria crisi non solo il diritto allo studio, ma anche il futuro della società, poiché si viene a sottrarre alla scuola il compito di formare la futura classe dirigente.
Rimanendo nel campo scolastico Michele Miravalle dà conto dei laboratori fatti dall’Associazione Libera nelle scuole superiori e il confronto con gli studenti gli fa dire che è necessario che le generazione più esperte spieghino alle nuove il significato di parole quali lavoro, popolo, giustizia, libertà, contenuti nei 139 articoli, uscendo dalla dicotomia formale tra modifica e conservazione.
Alessandro Berruti definisce i giovani di oggi, sopraffatti dal precariato del lavoro e della vita, deboli e ricattabili perché senza diritti, una generazione perdente, che, sulla base delle risorse future, potrebbe entrare in conflitto con la generazione precedente. Una lotta tra padri e figli per un posto di lavoro.
Nella parte Documenti Michele Miravalle e Giuseppe Vitello hanno curato le schede elaborate dai gruppi di lavoro coordinati da Gustavo Zagrebelsky per Biennale Democrazia, (svoltasi a Torino 22 - 26 aprile in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio) su diversi percorsi tematici: il multiculturalismo, la fiducia come risorsa sociale ed economica, le sfide politiche, culturali ed economiche che le democrazie di oggi devono affrontare, il rapporto tra democrazia e verità, le emozioni, passioni, ragioni che fondano la nostra fiducia nella democrazia, la laicità e i fondamentalismi, la nazione e i nazionalismi, la partecipazione. Una documentazione preziosa per chi vuole leggere il dettato costituzionale alla luce dei problemi di oggi.
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monica
Last modified 2009-07-02 12:19
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